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mercoledì 20 giugno 2018

Perché il Censimento dei Rom Non Può Essere Paragonato al Censimento degli Ebrei



Pochi giorni fa Enrico Mentana ha parlato censimento Rom paragonandolo al censimento degli ebrei che Mussolini volle nel 1939.
 Il direttore del TG della 7 mostra la foto della "Denuncia di Appartenenza alla Razza Ebraica" che un signore di nome Alberto Segre fu costretto a consegnare al Potestà nel febbraio del '39. Nella scheda Alberto è costretto a dichiarare non solo la propria appartenenza alla razza ebraica ma anche quella di sua figlia, Liliana, che allora non aveva ancora nove anni.
Liliana Segre sarebbe poi diventata Senatrice della Repubblica Italiana.
Mentana si preoccupa di mettere in luce una pericolosa similitudine fra quel documento e la proposta di censimento dei Rom da parte di Salvini.
Il pericolo è naturalmente quello di emulare gli orrori della persecuzione ebraica.
Per fortuna però, possiamo stare tranquilli.
Le leggi razziali fasciste furono emanate in Italia fra il 1938 e il primo quinquennio degli anni quaranta, in un periodo storico molto diverso da quello attuale. Un periodo in cui il razzismo era accettato a vari livelli non solo dalla Germania nazista, ma da tutta Europa, mentre negli Stati Uniti veniva praticato con segregazioni pubbliche legalmente applicate.
Molti scienziati si definivano tranquillamente razzisti senza suscitare scandalo: un documento importante in vista della promulgazione delle leggi razziali fu il Manifesto degli scienziati razzisti (noto anche come Manifesto della Razza), firmato da 10 scienziati.
 

Agli inizi del secolo era piuttosto accreditata la teoria del delinquente nato di Cesare Lombroso secondo cui l'origine del comportamento criminale era insita nelle caratteristiche anatomiche del criminale, persona fisicamente differente dall'uomo normale in quanto dotata di anomalie e atavismi, che ne determinavano il comportamento socialmente deviante.

Gli intellettuali dell’epoca erano soliti dare una lettura sociale della teoria evoluzionistica di Darwin; l’eugenetica era una teoria presa molto sul serio e vista con interesse dalle menti più illustri.
Oltre oceano, la situazione era anche più grave dal punto di vista del razzismo e delle discriminazioni sociali. Negli Stati Uniti, le persone di colore non erano ammesse nei pub e non potevano salire sugli autobus né usare i gabinetti pubblici.

Alla luce di tutto ciò, appare chiaro che nel 1939 le leggi razziali e censimenti non erano altro che il risvolto politico di una cultura senza dubbio opinabile, ma diffusa al punto da caratterizzare quell'epoca.
 

Un'epoca che adesso non è più.
Il clima culturale dell’odierna Europa non è neanche lontanamente paragonabile con quello di allora.
Immaginare che un percorso di qualunque tipo possa condurre oggi agli stessi risultati di allora, è semplicemente folle.
Abbiamo sviluppato anticorpi così grossi contro il razzismo che adesso forse sussiste il problema opposto, quello cioè di evitare che questi anticorpi attacchino i nostri stessi tessuti, come una malattia autoimmune, e distruggano una compagine civile faticosamente costruita con immenso sacrificio.


Per tali ragioni, il paragone tra il censimento degli ebrei del '39 e quello dei Rom non solo è fuori luogo ma potrebbe essere addirittura pericoloso perché fomenta reazioni ingiustificate e inasprisce il clima politico già di per sé arroventato di questi giorni.





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