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mercoledì 21 febbraio 2018

Il Pasto Totemico


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Il pasto totemico è un banchetto a carattere sacrale al centro del totemismo.
Il totemismo è ubiquitario e esiste dalla notte dei tempi.
Tutte le società primitive praticano o sono passate attraverso il totemismo che persiste ancora oggi (a volte immutato come nel palio di Siena) negli usi e costumi dell'uomo moderno.
Il principale divieto totemico (non uccidere l'animale totem) trova nel pasto totemico una solenne deroga.

In occasione di una festività periodica, tutti i membri del clan compiono quello che per il singolo rappresenta il tabù più estremo: uccidere e mangiare l’animale totem. 
Secondo Freud Il pasto totemico rievoca l'evento originario della storia umana: l'uccisione del padre.

Residui del pasto totemico negli usi e costumi di alcuni popoli 

Gli uomini del clan dell’Orso, nella tribù degli Otawa (in America settentrionale) uccidevano una volta l’anno in una cerimonia solenne l’animale oggetto della loro venerazione (il loro totem) e gli preparavano un banchetto con la sua stessa carne dicendogli:
Non serbarci rancore perché ti abbiamo ucciso. Tu sei intelligente; vedi che i nostri figli hanno fame. Loro ti amano e vogliono averti dentro di sé. Non è un onore e un vanto per un capo essere mangiato dai propri figli?

Gli Ainu del Giappone, sono una popolazione a struttura tribale. La loro appartenenza ad uno dei ceppi etnici esistenti è da lungo tempo discussa.
Alcuni Ainu (la maggior parte di essi ha adottato usi, costumi e lingua giapponesi o russi) parlano ancora l'idioma tradizionale, l'Ainu, una lingua isolata.
Gli Ainu praticavano una religione di tipo animistico che vede in ogni oggetto, animale o fenomeno atmosferico la presenza di un dio. Per questo essi si affidano ad un nutritissimo pantheon di dèi che influiscono positivamente o negativamente su ogni ambito della vita umana.
Particolarmente importante è l'adorazione dell'orso, animale-simbolo di questo gruppo etnico. Le cerimonie tradizionali più importanti riguardano la caccia (l'
Iyomande
, forse il più importante rito fra i culti tradizionali Ainu che consiste nell'uccisione di un cucciolo d'orso perché ritenuto un Dio. In tal modo si crede che la divinità "liberata" possa ritornare nel cielo e da lì proteggere i fedeli; l'hopnire, l'iwakte), la pesca e i riti iniziatici dei giovani.

Una tribù di indiani della California che adora un grande uccello da preda, il bozzago, lo uccide una volta l’anno in una cerimonia solenne e poi lo compiange custodendone pelle e penne.

Gli indiani Zuni del Nuovo Messico si comportano allo stesso modo con la loro tartaruga sacra

Un rito correlato alla sacralità totemica è l’ Intichiuma degli Aborigeni australiani del deserto centrale. Alla base di quest’azione sacrificale vi è l’idea che gli animali totemici lasciano tracce del loro passaggio su pietre e rocce. La comunità strofina le pietre su cui è impressa l’energia totemica, in modo da disperdere al vento e propalare la forza in grado di assicurare la moltiplicazione della specie.
Se non si trovano delle pietre, l’animale totemico è disegnato sul suolo e su di esso viene versato il sangue dei membri dell’assemblea: donando sangue all’immagine totemica si ottiene la proliferazione della specie. Durante questi riti, l’animale totemico è protetto e rispettato: ma, specialmente nel caso del Canguro, periodicamente avviene il pasto di comunione magica. Il Canguro, ucciso e disossato, è offerto dapprima al capo ed ai suoi assistenti, che ne gustano la carne e si spalmano il corpo del suo grasso (gesto magico presente in molteplici culture, tecnica in grado di garantire l’assorbimento ed il rivestimento del mana residuo dell’oggetto ucciso). Il pasto totemico è successivamente distribuito al resto della comunità: la notte trascorre nella rappresentazione archetipica, nel ricordo, delle gesta del Canguro. (Antonio D'Alonzo L'Antenato Totemico).



Erodoto descrive sommariamente gli usi funerari degli indiani Galati, dicendo che è loro costume piangere il morto, disporlo sopra un tavolo su un bianco sudario, continuare i pianti e le lamentazioni, e poi cibarsi del corpo del morto per introiettare la sua forza e la sua anima. Questa usanza fa orrore a un greco, il quale come abitudine funeraria costruisce una catasta di legno, vi pone sopra il corpo del defunto, e brucia il tutto mentre organizza giochi ginnici intorno alla pira per onorare lo spirito del defunto, così come fece Achille per venerare Patroclo morto. Erodoto continua considerando che anche a un indiano galata farebbero orrore gli usi funerari dei Greci, che bruciano e disperdono il corpo del defunto



 Citazioni:
(Emilio Michelotti nell'articolo Totem e Tabù, una Rivoluzione)
L'ipotesi è che all'origine della civiltà sia da collocare il pasto totemico, il consumo del cadavere del padre a seguito della sua uccisione ad opera dei figli. Un padre che, nell'orda primordiale, deteneva un potere assoluto sulle donne e sui figli stessi. Il rimorso per questo delitto condusse ad espiarlo mediante l'istituzione di un culto in onore del Padre ucciso e, quindi, alla ua divinizzazione.
... Anche il cristianesimo rivela così la sua origine arcaica, esattamente nel desiderio di riconciliazione col padre offeso. Simbolo evidente della continuità tra la vicenda del sacrificio del Figlio e il primitivo pasto totemico sarebbe il sacramento dell'eucarestia, mediante cui i fratelli, nutrendosi del corpo del dio, celebrano il rito dell'espiazione per identificazione. Il nostro sguardo - conclude Freud - persegue attraverso il trascorrere dei tempi l'identità del banchetto totemico col sacrificio animale, col sacrificio degli dèi incarnati e con la Comunione, e riconosce in tutte queste solennità la conseguenza del crimine che ha tanto oppresso gli uomini (col senso di colpa) e del quale tuttavia essi dovettero andare così superbi. Ma il sacramento cristiano è, in fondo, una nuova eliminazione del Padre, una ripetizione dell'azione da espiare.
Il vero peccato originale da cui sarebbe sorta la storia umana consisterebbe in una primordiale vicenda di morte, in un delitto compiuto sotto l'impulso di un desiderio irrefrenabile.
Il Totem è un animale sacro che certe tribù primitive ritengono loro mitico progenitore: al culto del Totem si associa quasi sempre il Tabù (parola polinesiana che indica ciò che è vietato), ossia il diveto di cacciare e uccidere l'animale sacro; questa proibizione viene però infranta nel corso di una solenne festività annuale, in cui i membri della tribù si cibano delle carni dell'animale (pasto totemico). Freud spiega questo strano rituale alla luce delle sue teorie psicoanalitiche sulla conflittualità inconscia tra padre e figlio, per cui si serve di denominazioni tratte proprio dal mito tragico (complesso di Edipo): il rituale totemico sarebbe il lontano riflesso di un delitto primordiale, l'uccisione del Padre da parte dei Figli ribellatisi alla sua autorità; di questa primitiva colpa l'umanità ha serbato un ricordo ancestrale 

Il cerimoniale a cui Freud pone particolare attenzione è il pasto totemico che è la forma più antica del sacrificio. Il pasto sacrificale era in origine un pranzo solenne a cui partecipavano i parenti della stessa stirpe. Nonostante l’orrore che riguarda l’animale sacro diventa una necessità ucciderlo in queste occasioni solenni. E nelle quali ciascuno avrà diritto a parte del pasto.
“La festa diviene l’infrazione solenne di un divieto,-dice Freud- l’umore festoso è provocato dalla libertà di fare ciò che altrimenti è proibito… i membri del clan consumando il Totem si santificano rafforzandosi nella loro identificazione con il Totem e tra di loro.”
Nella concezione Darwiniana dell’orda primitiva c’è un padre prepotente che tiene per sé tutte le donne e allontana i figli maschi man mano che crescono. Fino a quando questi lo uccidono ma questo una volta morto diventa nella loro vita psichica più forte di quando era in vita; da allora il pasto totemico sarebbe la ripetizione dell’azione criminosa. Il pasto totemico nasce dal senso di colpa e dal rimorso dell’uccisione del padre. La società poggia sul senso di colpa e la moralità sul bisogno di espiazione imposto dal senso di colpa. Con l’introduzione della divinità paterna dio- la società diventa patriarcale ma i fratelli non possono riproporre quel antico delitto.
Nel sacrificio si esprime l’accoglienza di dio. Gli inizi della moralità della società convergono, secondo Freud, nel complesso edipico. L’ambivalenza che nasce quindi dal senso di colpa e dalla ribellione all’inizio non apparteneva alla vita emotiva, diviene acquisita dall’umanità.







1 commento:

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